PER DISVELARE

Manifesto d’intenti per la giustizia sociale e il benessere ambientale

La scriteriata condotta dell’uomo nei confronti dell’ambiente – l’abuso di combustibili fossili, la deforestazione, le pratiche agricole intensive e la dispersione di inquinanti in natura – è causa dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo con conseguenze dannose per la sua stessa salute e per la vita dell’intero pianeta.

Gli attacchi culturali e politici ai beni comuni, ai diritti civili e sociali, gli indirizzi di politica economica, sociale e culturale adottati nell’esclusivo interesse del ‘dio denaro’ danneggiano comunità, ambiente e territori, mortificano merito e competenze, espropriano donne e uomini della propria capacità di analisi e di giudizio, logorano la democrazia.

Se a ciò aggiungiamo la pandemia da Covid-19, le guerre, il terrorismo, la criminalità organizzata e le ingiustizie sociali, ci si rende conto che il nostro tempo è attraversato e trafitto da grandi questioni e profonde inquietudini.

È il momento di partecipare alla vita delle nostre comunità, di disvelare cose e fatti!

La patologia valoriale e spirituale che, di generazione in generazione, ha reso l’umanità sempre più avida, arrivista, individualista, qualunquista, incapace di pensare all’altro e alla natura nei termini di un sistema unico, interdipendente e comunitario, impone la necessità di un antidoto per un nuovo afflato coesivo, che sia largamente e trasversalmente condiviso per produrre pensieri, prassi e soluzioni inedite, capace di contrastare le criticità ambientali e sociali.

Occorre dunque costruire una rete di conoscenze, nel rispetto dei valori e dei principi della nostra Costituzione, per inaugurare una nuova stagione di impegno culturale e di intervento sociale. Un network inclusivo e partecipato che veda insieme istituzioni, mondo del lavoro e società civile, che dia voce a bambini, giovani, adulti e anziani, che dia significato e giusta collocazione ai linguaggi e guardi al futuro partendo dalla memoria, per disvelare e rivitalizzare radici, culture e territori.

Una rete, dunque, che dia valore alla vita delle persone e del pianeta e che abbia come metodo di lettura e di interpretazione una visione d’insieme delle dinamiche ambientali e sociali come indicato dall’ecologia integrale.

Consapevoli delle criticità che stiamo vivendo, abbiamo ritenuto giusto realizzare questo Manifesto d’intenti dal titolo Per Disvelare.

L’idea è nata dal progetto editoriale dei nostri Quaderni di tematiche ambientali e sociali, e si è concretizzata grazie ai contributi appositamente realizzati da personalità impegnate in campo ambientale e sociale.

Con il Manifesto intendiamo sostenere quella parte del sistema formativo, dell’associazionismo e del mondo della ricerca letteraria, artistica, scientifica e sociale, impegnata nella costruzione di una società democratica, sostenibile, solidale e umana, capace di emozionarsi, di valorizzare diversità e unicità, caratterizzata dall’amore per la vita, dal rispetto per l’ambiente, dalla ricerca della bellezza, da una rinnovata etica.

Sottoscrivere questo Manifesto d’intenti significa proporsi di partecipare:

a) alla costituzione di un movimento socio-culturale in osmosi con le ragioni di questo manifesto e che abbia lo stesso nome;

b) all’organizzazione di convegni, seminari, mostre, pubblicazioni ed eventi sulle tematiche ambientali e sociali del nostro tempo;

c) alla costruzione di una rete partecipata e inclusiva di donne e uomini (disvelatrici e disvelatori);

d) all’affermazione di una visione integrale delle tematiche ambientali e sociali;

e) all’affermazione della cultura ecologica;

f) all’affermazione della cultura della pace;

g) all’affermazione della giustizia sociale.

CONTRIBUTI

AMIANTO KILLER

Sono stato assunto all’Isochimica di Avellino nel 1982, dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980, insieme ad altri 330 giovani di circa vent’anni. Il lavoro da svolgere era quello di raschiare l’amianto dalle pareti dei vagoni ferroviari. L’amianto era quello di tipo crocidolite, uno dei più nocivi per la salute.

Il danno per noi operai e per l’ambiente circostante alla fabbrica è stato enorme.

Le strutture sanitarie e i partiti politici del tempo non diedero ascolto alle contestazioni di noi operai. La fabbrica dopo numerose denunce fu chiusa da un magistrato di un’altra regione.

Allo stato attuale si contano 35 morti tra gli operai per mesotelioma pleurico, malattia correlata all’esposizione all’amianto, e circa 280 lavoratori ammalati di patologie asbesto-correlate.

Per me è una ferita sanguinante.

Sento ancora quella polvere addosso. Mi è entrata nel cuore e nella mente.

Speravo che con i fondi del PNRR si potesse finalmente eliminare l’amianto dal nostro Paese. Niente.

Mi preoccupa che si lascino le cose come stanno, ma non dispero. Continuo a lottare. Continua il mio impegno, sono qui con voi.

SISTEMA FORMATIVO E MONDO DEL LAVORO

La scuola e l’università sono i luoghi in cui, oltre alla dottrina, dovrebbe essere trasferita ai più giovani la capacità di vivere in società, di affrontare le sfide quotidiane e di tutelare il mondo circostante. In effetti negli ultimi anni gli educatori sono sempre più attenti alle tematiche ambientali e sociali; gli studenti vengono sensibilizzati, attraverso le più svariate strategie didattiche, a una serie di valori, come l’inclusione, il rispetto delle diversità, la parità dei sessi. La cura dell’ambiente, però, seppur sia un argomento rispetto al quale il pianeta necessita di una reazione celere e concreta dell’umanità, sembra essere ancora troppo poco considerata. I giovani che copriranno in futuro ruoli di responsabilità, si troveranno ad assumere decisioni determinanti per la sopravvivenza stessa del genere umano e troppo pochi oggi si preoccupano di conferire loro le giuste conoscenze e gli strumenti necessari per questo. Ai giovani manca una naturale attenzione verso quello che sembra non restituire risultati tangibili ma, proprio per questo, bisogna impegnarsi nel dimostrare in maniera più incisiva che l’ambiente è la nostra prima casa, che definisce quello che siamo e che mantenerlo sano, in realtà, ci restituisce il risultato più importante di tutti, la tutela della nostra stessa vita.

ABITARE CULTURALMENTE IL PIANETA IN SENSO ANTROPOLOGICO

Il pensiero antropologico contemporaneo si posiziona criticamente nel dibattito su antropocene e capitalocene, partendo dalla revisione del rapporto natura-cultura e chiamando in causa concetti oggi più che mai densi di significato come: rischio, crisi, emergenze, catastrofi, sicurezza e insicurezza, violenza, diseguaglianza, biodiversità, paesaggio bio-culturale.

Temi che compongono a vario livello la trama di un tessuto del mondo globale e locale indagato tanto nella dimensione culturale e sociale quanto in quella ambientale, nella dimensione umana e in quella animale e più in generale relativa alla natura. Un ripensamento, quindi, della relazione dell’uomo con un paesaggio culturale inteso come complesso, nella dialettica di dialogo e conflittualità tra le parti che abitano il pianeta.

L’antropologia dei disastri, l’antropologia dell’ambiente o più specificatamente l’antropologia dell’ambiente in crisi, divengono lenti interpretative attraverso cui guardare drammaticamente ma costruttivamente a quel furto di futuro rappresentato dall’enorme debito economico ed ecologico lasciato sulle spalle delle nuove generazioni.

Restituendo centralità all’idea plurale delle culture come processi generatori creativi e costruttori di strumenti utili a riconfigurare nuovi confini di vivibilità della terra, in senso umanamente significativo, l’antropologia culturale può contribuire a quel disvelamento prezioso che questo manifesto propone.

AMBIENTE, DA PROBLEMA A OPPORTUNITÀ

Troppo spesso, quando si parla di ambiente, si rischia di scivolare nella retorica o di non comprendere la reale dimensione di quello che viene percepito più come un problema che come una opportunità.

Come se le nostre azioni quotidiane incidessero sui rapporti sociali ma non sul mondo materiale che ci circonda.

Di conseguenza, dedichiamo attenzione a rispettare chi ci è vicino, ma non ci curiamo di avere il necessario riguardo per qualcosa che invece, più che semplicemente riguardare, include tutti e ne condiziona presente e futuro.

Eppure la ricchezza offerta dai fiumi, dalle montagne, dal paesaggio non ha eguali nemmeno nelle forme artistiche che l’uomo crea e di cui essa è ispirazione e origine.

La difesa dell’ambiente, di conseguenza, oggi più che mai rappresenta sì un problema, soprattutto di natura culturale e civile; ma allo stesso tempo potrebbe costituire il volano più importante per il miglioramento delle condizioni di vita di tutti gli esseri umani, soprattutto dei più deboli.

SULLA FOTOGRAFIA DELLA SOVVERSIONE NON SOSPETTA DELL’IMMAGINARIO Avvolgere lo spettacolo del crimine istituzionalizzato (o viceversa) nella carta straccia della fotografia, dell’ideologia, della religione (o della tirannide finanziaria dei mercati globali), significa ripulire l’infamia che si portano addosso. «erigere un memoriale della barbarie non è certo il modo migliore per disfarsene» (Raoul Vaneigem). Tutto vero. Che bello! Ogni manciata di secondi muore un bambino per fame, guerre, mancanza di medicinali o semplicemente mangiato da un cane o da un avvoltoio e la fotografia invece di denunciare i responsabili dell’assassinio si abbandona alle prediche filistee della crescita mondiale degli armamenti. I fotografi sono famelici di celebrità come i ratti su cumuli di spazzatura. I fotografi della sovversione non sospetta dell’immaginario sono i soli degni d’essere tenuti in considerazione, poiché nelle loro immagini denunciano il delitto costituito e il sistema di speranze che lo giustificano. Il resto è smarrimento, prodotto commerciale che nulla ha a che fare con la visione di sacralità o di commozione alla quale giungono i fotografi della deriva che sono i poeti del dissidio o della disperazione lucida e nelle loro opere il giusto incontra se stesso e si fa portavoce dell’innocenza tradita.

CAMBIAMENTI CLIMATICI: È L’ORA DI AGIRE

Il 2022 è stato, per la penisola italiana, l’anno più caldo dagli inizi dell’Ottocento ad oggi. Si tratta dell’ennesimo, inquietante, campanello d’allarme relativo ad una problematica, quella del cambiamento climatico, che sta avendo un impatto molto forte sul nostro ambiente e sulla nostra salute. Le simulazioni dei modelli matematici evidenziano che l’area mediterranea subirà un riscaldamento maggiore di quello previsto a livello globale e sarà interessata, a differenza di quanto stimato globalmente, da una riduzione delle precipitazioni, aspetto questo che la renderà ancor più vulnerabile ad eventi calamitosi particolarmente avversi, quali siccità ed incendi boschivi. È necessario, dunque, mettere in atto strategie di adattamento e mitigazione, che includano anche maggiori investimenti nella ricerca scientifica, al fine di evitare conseguenze ancor più drammatiche.

UNA NOTA SULLA FANTASIA

La parola φαντασία (phantasia) è legata a φαίνω (phàinō) che vuol dire ‘mostrare’, ‘rendere manifesto’, ‘sembrare’, ‘apparire’, ‘rivelare’. La φαντασία ausculta possibilità, cioè opportunità da svelare, quando mette in relazione, in certi modi, le cose del mondo e le nostre conoscenze. Lavora con le possibilità essenzialmente in tre maniere, suggerite dai significati richiamati poc’anzi: per apparizione, quando le riflessioni, per esempio una metafora su un battello a vapore, trovano spazio solo nella nostra testa; per sembianza, quando facciamo finta che una penna sia un battello a vapore e la animiamo; per dimostrazione, quando siamo in grado di provare, secondo una logica oggettiva, che quella stessa penna sia anche un battello a vapore. ‘Anche’ è possibilità, relazione, congiunzione.

La φαντασία, da apprendere insieme all’εἰκασία (eikasia: immaginazione), si muove in vasti campi e contesti storici, databili dal V secolo p.e.v., per cui non disponiamo di una sola sua definizione. Questo ci rende le cose complicate e al tempo affascinanti perché possiamo analizzarla da più punti di vista.

La fantasiologia che studiamo dal 2001, individua i processi scientifici e umanistici, ludici e artistici che qualificano la φαντασία, affinché sia esercizio di disvelamento e apertura a nuove possibilità di fare relazione.

LA CONDIZIONE DEGLI ADOLESCENTI E DEI GIOVANI

Descrivere i cambiamenti della società a cavallo tra due secoli è senz’altro un bel privilegio. Basta una fugace ricognizione per poter affermare che ci sono stati evidenti cambiamenti epocali, che hanno trasformato il mondo intero. In particolare, il mondo giovani ha subito una vera rivoluzione: diventati negli anni un target soprattutto merceologico, sono stati fatti uscire dal cono d’ombra del mondo degli adulti tipico del secolo scorso, per acquisire una propria identità e autonomia sia pur condizionata da molteplici fattori.

Sono certamente più ‘liberi’ di un tempo, ma la loro è una ‘libertà tossica’. Non è stata frutto di un pensiero e di una lotta sociale; i giovani più che conquistare, sono stati conquistati.

Si trovano dunque a vivere in una società complessa e frammentata nella quale l’unico modello che sembra attecchire è il culto dell’individualismo. destinato a far aumentare il disagio, l’isolamento e il senso di competizione.

Nel secolo scorso i giovani si aggregavano attraverso le associazioni, i club, le sezioni giovanili dei partiti politici. Oggi, salvo lodevoli eccezioni, ad aggregare i giovani sono le ‘addiction’, le dipendenze – droghe, alcol, gioco d’azzardo, estremismi, ecc.

Pertanto, occorre ripensare al ruolo del mondo degli adulti per instaurare una comunicazione osmotica, costante, costruttiva, autentica con il mondo giovanile.

VULCANI: MINACCIA O RISORSA?

I vulcani e le loro violente manifestazioni, terrificanti quanto affascinanti, hanno attirato da sempre l’attenzione e la curiosità degli esseri umani. Allo stesso modo i territori che si sviluppano ai piedi dei vulcani, sono stati occupati di preferenza dalle comunità umane sin dagli albori della civiltà, a dispetto del pericolo che una eruzione, nel volgere di poche ore, possa distruggere il lavoro di una vita e con esso la vita stessa. Le ragioni di una scelta di questo tipo risiedono nella natura stessa del fenomeno vulcanico. I vulcani, infatti, non sono solo una delle espressioni più devastanti della forza distruttrice della natura; i vulcani sono anche una delle più potenti forze creative del pianeta, generando nuovi territori di grande fertilità, materiali utili per le costruzioni, giacimenti di minerali e sorgenti termali, oltre a creare paesaggi di incomparabile bellezza. È innegabile, tuttavia, che i vulcani attivi possano rappresentare un pericolo per la vita e per gli insediamenti umani, per il patrimonio naturalistico e culturale, e possono alterare il clima a livello planetario. Il delicato equilibrio tra vantaggi e svantaggi della vita alle falde di un vulcano si regge sulla capacità di interpretarne il comportamento e mitigarne i rischi. Questa capacità si basa su quanto sapremo diffondere la conoscenza in maniera efficace e capillare, in modo da raggiungere tutti gli strati della popolazione, accrescendone la consapevolezza e incrementandone la resilienza.

VUOTO A RENDERE Quando si alza il vento, la polvere dalle cave ancora attive si sparge nell’aria e ti chiude gli occhi. Il vento ha tirato via quasi tutti i granelli dalle cave dismesse e nascoste ormai da una fitta vegetazione e dal tempo passato. Per lungo tempo l’attività estrattiva ha modificato geografie e paesaggi, è stata parte del destino produttivo del nolano – un territorio pianeggiante, chiuso tutto intorno da alture modeste e aperto a Ovest verso la catena urbana che arriva fino a Napoli. Molte cave dismesse restano ancora lì, ancora uguali all’ultimo giorno di lavoro dell’impresa estrattiva. Esse sono come un vuoto che nei decenni è stato spesso riempito da rifiuti e sversamenti illegali. Tra le questioni ambientali che hanno interessato l’area, quella delle cave è rimasta sottotraccia nonostante essa definisca la conformazione stessa del territorio. Il vuoto, che ancora resta evidente nelle voragini che di tanto in tanto si aprono nella pianura o sono a vista sui declivi, può ancora essere altro, la possibilità di ripensare un territorio e un destino comune. Nelle teste di molti abitanti, quei luoghi sono stati già riempiti da altre imprese; noi lotteremo sempre affinché questo vuoto sia riempito non più da scarti ma da progettualità e vita collettiva.

LOTTA ALLE MAFIE E AMBIENTE GIUSTO?

La giustizia ambientale è giustizia sociale. Al centro della nostra iniziativa civile c’è lo sguardo rivolto sul mondo e sulle sue ingiustizie in un territorio del Mezzogiorno in cui le disparità si amplificano. Proprio per questo, non è solo un modo di tendenza da inseguire, quello della necessità di una riconversione ecologica. È sempre più una urgenza assoluta per noi, abitanti e animatori di un territorio tristemente noto per essere stato il primo laboratorio di devastazione ambientale dell’Europa centrale. Il traffico illecito di rifiuti, con i suoi interramenti e incenerimenti dolosi di materiali tossici; il ciclo del cemento, con abusivismo e speculazione che continuano a stravolgere la fisionomia delle nostre terre; l’inquinamento dei terreni, dei corsi d’acqua, dei mari, dovuto alle negligenze di molti, ma soprattutto alle attività di troppe imprese criminali. Tutto questo rientra nella lotta alle ecomafie e agli ecocorrotti. Abbiamo bisogno di rilanciare con forza la lotta al crimine come battaglia climatica in difesa dell’ambiente. Attraverso azioni di monitoraggio civico e con la partecipazione forte delle comunità abbiamo il dovere di comprendere come l’enorme peso delle ingiustizie ecologiche aggravi ulteriormente il disastro sociale che la Campania vive da troppo tempo.

SOGLITELLE, SIMBOLO DEL RISCATTO SOCIALE E AMBIENTALE DI UN TERRITORIO DEGRADATO

I volontari della LIPU, i Carabinieri Forestali, il Comune di Villa Literno, l’Ente Riserve Foce Volturno e Costa di Licola, Agrorinasce e l’IGF hanno trasformato le Soglitelle da area di degrado ad area naturalistica di interesse scientifico e turistico.

Le Soglitelle hanno avuto una nuova e decisiva fase di rilancio e valorizzazione grazie al progetto ‘Volo libero’.

Nell’area umida delle Soglitelle, infatti, è stato realizzato un presidio permanente di fruibilità e divulgazione naturalistica legato alla salvaguardia dell’avifauna migratrice.

Tale presidio ha anche la funzione di contrastare i fenomeni di degrado ambientale e di perdita della biodiversità dovuti all’abbandono delle aree e al verificarsi di attività illegali (rifiuti speciali anche pericolosi e bracconaggio).

Da settembre 2022 le attività sono riprese con un programma di visite per le scuole e i cittadini, grazie anche al recupero della biodiversità.

Il numero di specie di uccelli documentato nel corso del progetto è stato di 190, di cui 57 a rischio estinzione e protette. Sono stati rimossi cumuli di rifiuti, effettuata la manutenzione e la pulizia dei sentieri, svolta la vigilanza del territorio da Carabinieri Forestali e Guardie volontarie Lipu.

Insieme possiamo fare ancora di più!

PER UN NUOVO INTERVENTO SOCIALE

Le nostre realtà richiedono, necessariamente, un nuovo punto di partenza che rimetta al centro le Comunità, non solo come semplice insieme di persone che le compongono, ma come dei veri e propri laboratori di intervento sociale.

Rimettere al centro le Comunità significa ripartire da una nuova narrazione dei borghi, dei paesi e delle cittadine, non più calata dall’alto, ma che nasca dal basso e che abbia come protagonisti anche tutti quegli attori sociali che solitamente vivono ai margini delle stesse e che spesso sono condannati al silenzio o, in ultima istanza, all’emigrazione, rendendo irreversibile il processo di erosione demografica e sociale che ha già colpito le diverse realtà del Mezzogiorno e, in particolare, dell’entroterra.

Ripartire dalle Comunità, mettendo al centro i giovani, i precari, i migranti e tutti coloro che al giorno d’oggi difficilmente trovano spazio nei processi partecipativi e decisionali locali. Attraverso l’emersione di narrazioni di confine sociale, delle criticità e delle relative pratiche risolutive sperimentate sui territori, costruire reti di condivisioni di saperi ed esperienze per una nuova stagione dell’impegno e dell’intervento sociale.

CONTRO LA VALORIZZAZIONE

In sostanza valorizzazione è una parola senza significato. Valorizzare è il verbo che usano i pigri, lo calano sui territori. In realtà i paesi bisognerebbe avere l’onestà di viverli. Paesi che poi significa aree interne, spopolate, isolate, disuguali: in pratica il 60% del Paese Italia. Ci siamo persi nel tentativo di addomesticare questi luoghi chiamandoli borghi, perseguendo una fede cieca nella monocoltura del turismo che li sta trasformando in villaggi vacanze e poi li abbiamo coperti di una insopportabile retorica artistica e intellettualista che ne ha neutralizzato la complessità, cancellando la storia per restituirci solo l’estetica. Così gli abitanti dei paesi finiscono per restare fuori dal tempo e dallo spazio e tutto diventa sempre più statico, ammantato sotto una cappa di vetro e immaginari. Dobbiamo fare autocritica, anche rispetto alle parole – spesso vuote – che usiamo per raccontarli. Riscoprire in forme nuove i margini dovrebbe essere l’imperativo, i paesi morti tornano vivi se li prendiamo per mano, se interno diventa esterno, se interiore significherà creazione di valore. I paesi tornano vivi con gli abitanti, tutti. I rimasti, i ritornati, gli stranieri, gli erranti. Ogni strada è battuta dalle comunità, ogni direzione altra è stabilita dalle persone. Perciò beato quel luogo che non ha bisogno di essere salvato. Che vive, senza lasciarsi solo rivelare.

RADICI

Si era aggrappato alla scia luminosa tracciata da quel prussiano di Cracovia dopo essersi innamorato di un altro Nicola, ma era convinto che anche la sua collina fosse il centro dell’universo.

Ma certo, anche quel convento che sorgeva alle sue spalle, un po’ più in alto, non poteva che essere un altro centro ed allora decise di dirlo a tutti, lontano da lì, mentre guardava quel nido d’aquila con il suo alveare di cellette, l’ambiente dove sarebbe vissuto per anni.

Ma quell’odore acre degli aceri e dei mirtilli non lo abbandonò mai, le sue narici lo assorbirono come foglie, i rumori e le voci familiari si impadronirono del suo corpo minuto.

Quella terra, quei basoli, quel selciato acciottolato gli avevano raccontato con un po’ di enfasi le molte cose che avevano visto avvenire, quelle cose gli sembrarono che le avesse vissute tanto gli erano presenti; quei racconti tramandati nelle serate opache e nei meriggi assolati, nelle case ridondanti di tessuti ed in quelle di scodelle semivuote, erano le stimmate della sua appartenenza a quel piccolo nucleo di vita.

E lo intrigava quella storia antica d’un fascinoso uomo d’Oltralpe, di preghiere ipogee, di luminosi templi in un lembo accroccati; da quel luogo la ruota del tempo aveva generato saghe dionisiache e fioriti abeti danzanti, seppure saldamente conficcati nel ventre molle della Madre Terra.

Materia infinita, immagini, sedimenti, visioni: radici.

L’ASSOCIAZIONE PLASTIC FREE TRA VOLONTARIATO AMBIENTALE E SOCIALE

La plastica monouso dispersa in natura è fonte di conseguenze disastrose.

L’organizzazione di volontariato ambientalista Plastic Free, ossia “liberi dalla plastica”, è impegnata per la sensibilizzazione sulla tematica della plastica monouso, proprio quella più utilizzata nel quotidiano e la più dispersa in natura, con gravi conseguenze per il pianeta. L’ONU ha definito l’inquinamento da plastica il più pericoloso in assoluto. Infatti, causa la morte della fauna e si insinua nella catena alimentare. Non solo, le micro e nano-plastiche finiscono nel nostro organismo attraverso l’aria e l’acqua.

Non bisogna demonizzare questo materiale, chi lo produce e chi lo usa, come molti superficialmente affermano. La plastica è un materiale straordinario e in certi contesti fondamentale, bisogna solo far capire che è sbagliato l’approccio nell’abusarne. La maggior parte di essa, viste le enormi quantità mondiali di produzione, circa 350 milioni di tonnellate annue, non si riesce a recuperare e riciclare, finendo incenerita o dispersa sul pianeta.

Per ottenere risultati concreti è necessario creare sempre più sinergie tra le associazioni e i movimenti ambientalisti con le istituzioni locali per realizzare progetti sempre più strutturati in funzione di un obiettivo condiviso ormai inderogabile: la sensibilizzazione e la tutela ambientale del territorio nell’ottica di una sua piena valorizzazione.

PAROLA POETICA, PAROLA ECOLOGICA

Dal Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi ai Versicoli quasi ecologici di Giorgio Caproni, passando per Leopardi, D’Annunzio, Pasolini, per arrivare al genere dell’Ecopoesia affermatosi negli ultimi anni, la poesia si è sempre occupata della natura.

Opinione comune è che la poesia non possa incidere sulla società, ma in una visione ecologica essa può rinnovare la sua funzione di disvelamento di aspetti fondamentali per l’esistenza, aprendo la mente e l’anima alla bellezza e alla cura per il creato, restituendo senso al mondo e alla nostra stessa vita. La poesia, unita alla scienza, può far riscoprire quella meraviglia di memoria aristotelica, che è principio di conoscenza.

La lingua poetica, del resto, è costitutivamente ecologica, tratta le parole in modo ecologico: non le spreca, le reinventa e le ricicla in modo creativo, le rigenera. La poesia è il luogo dove ogni elemento può diventare altro attraverso una metafora, un colore può trasfondersi in un suono mediante una sinestesia.

La scrittura poetica può, dunque, sostenere la causa ecologica perché è un modo profondo e potente per sensibilizzare tutti i nostri sensi alla contemplazione meravigliata di ogni dettaglio della natura che abitiamo, risvegliando la nostra identità di creature terrestri e il nostro inconscio ecologico.

IL CIELO ANTERIORE

I malanni del corpo ostacolano la giusta condizione psicofisica. Ed è qui l’intoppo: cosa fare a ogni tipo di condizionamento? Perché ci ammaliamo? Non esiste un ‘fattore X’ che ripristini la giusta democrazia tra tutte le parti del corpo? Tra abitudini emotive e sconquasso del corpo, cosa dovremmo fare? Dalla nostra nascita a oggi s’insinua il caso. Punto primo.

Punto secondo: intervenire per tentare di rallentare un dominio che passivamente subiamo, a partire dalle cellule. Ne parte una che si definisce anarcoide, stufa di far parte di un perfetto sistema cellulare, ed ecco il tumore. Dunque, ringraziamo la cellula-Ego e la sua voglia di dominare.

Che si fa? Siamo nella condizione di virare la rotta? Ci aiuterebbe la Scienza, se facesse davvero il suo mestiere, invece di applicarsi nella sua forza distruttrice.

Il nostro corpo-politico deve scegliere – ed ecco l’Arte nella sua eccezionalità, come tramite evoluzionistico. Il dialogo con l’eccezionalità della Scienza.

In questo momento mi sento un lemure sulla schiena. Per tornare esseri umani, bisognerà passare dal lemure scimmia senza travolgerlo, o estrometterlo dal nostro DNA. Allora la Scienza pensi a ridurre con la ricerca le patologie gravi, perché il DNA va rivisto in chiave sociale.

CITTADINI E CULTURA D’IMPRESA

Qual è l’idea che l’uomo comune ha dell’impresa?

Il termine evoca l’atto d’intraprendere, che racchiude in sé avventura, creazione, esplorazione, rischio.

È il soggetto deputato alla creazione di valore nella società, presupposto per redistribuire la ricchezza e diffondere benessere tra le parti sociali.

Non è tuttavia sufficiente circoscrivere il valore all’ambito economico: i profili sociali ed ambientali aprono al tema della responsabilità sociale dell’impresa.

Tale ampliamento non è una contaminazione del suo ruolo cardine: il profilo economico resta il driver per misurare gli altri. Senza quella condizione, le altre non potrebbero realizzarsi. Quando essa si verifica, tuttavia, non si può prescindere da pressioni e influenze che promanano dai diversi pubblici dell’impresa, a cui essa chiede legittimazione.

Questa visione richiede un’opera di divulgazione atta a favorire la crescita di un cittadino efficiente, oltre che solidale, consapevole che il suo contributo nella comunità deve essere superiore alle risorse che ne trae.

Diffondere Cultura d’Impresa mira a sviluppare nell’individuo tale sensibilità.

Significa favorire l’imprenditività oltre l’imprenditorialità. Quest’ultima è l’insieme di competenze e qualità necessarie a creare e a condurre un’impresa; la prima è una disposizione dell’animo, un approccio allo spirito d’iniziativa dell’individuo nel quotidiano agire, per affrontare le sfide che i propri progetti di crescita – professionali e personali – offrono, giorno dopo giorno.

I CINQUE PRECETTI

Sto rileggendo stamattina Le ombre degli avi dimenticati di Mychajlo Kocjub’ynsky. Storia di natura, di respiri, di balli, di poesia, di riti ancestrali dei Carpazi. Ascolto la musica dell’originale nella lingua ucraina proibita nei secoli da decine di circolari russe, dalla viva voce di Tetyana. Rispettare le differenze è il primo precetto.

Ascoltare la natura oltre ogni profondità il secondo: «Andò verso l’alto pascolo. I boschi respiravano ancora di frescura, le acque montane rumoreggiavano tra le pietre e il sentiero allegramente saliva tra le palizzate. […] il sole e la verde rumorosa libertà, che sorreggeva con le sue cime il cielo, gli infondevano vigore». Quale forza se non quella della distruzione, può avere un uomo malato, in prigione, inetto a muoversi, che non si fa cullare, una volta salito sulla cima, dall’albero?

Respirare profondamente nella consapevolezza dell’essere vivo, qui e ora. Terzo precetto.

Prima di investire totalmente nella ricerca delle fonti di energia alternativa e di ricreare in futuro l’energia pulita del sole e delle stelle con la fusione nucleare, bisogna fare ognuno di noi i conti con sé stesso nel presente e con l’orrore, con le tante bugie rassicuranti degli Imperi (a Prypat dopo l’esplosione del reattore di Chernobyl i bambini a scuola facevano ginnastica all’aperto dietro lo sguardo vigile degli adulti). Quarto precetto.

Sotto le bombe russe, le tonnellate di amianto dei villaggi ucraini vengono ora sminuzzate per il respiro dei cadaveri. Dimenticare i padri e l’invenzione della guerra. Quinto precetto.

DIRITTO ALLA SALUTE È INNANZITUTTO CAMBIARE ARIA

Già Ippocrate nel V secolo a.C. diceva che l’aria pura è il primo alimento e il primo medicamento. È ampiamente certificato che la qualità dell’aria in zone molto estese e popolose del nostro Paese è pessima perché inquinata da polveri sottili generate da diverse attività antropiche. In Campania le aree più critiche sono la Pianura campana e la Valle del Sabato. Da anni si discute del problema ma lo si affronta in modo parziale, isolato e limitato alle singole realtà comunali, senza invece comprenderlo nella sua complessità che tenga conto della orografia, della meteorologia e di tutte le fonti di emissione (trasporto, riscaldamento, industrie, agricoltura). Non si capisce che senza un concorso di forze che veda allo stesso tavolo tutti i comuni coinvolti, la Regione e il Governo nazionale, non si può affrontare il problema, perché per i necessari cambiamenti nei più svariati settori bisogna impegnare risorse economiche straordinarie. Solo questa è la strada. I colpevoli ritardi in questo campo produrranno effetti gravi sulla salute di milioni di cittadini.

PER UNA ECOLOGIA DEL DIRE/Note fuori margine alle parole non dette

Nell’altrove della comunicazione mediale, prende corpo una iper-denominazione del mondo, che con la pluralità di linguaggi ipertrofizza la lingua in una produzione babelica di parole vuote: un immenso inquinamento di segnali, un rumore di fondo che sfuma nel silenzio dell’insignificanza.
La narrazione inarrestabile e l’incessante vociare di una comunicazione presentificata rendono la parola una traccia vuota. Annegando nelle immagini televisive o nella rete, abbiamo smarrito la lateralità e la profondità della visione.
In questo luogo, dove la conoscenza è rivolta allo spreco e al dissipamento, la parola poetica crea per lasciare resti in una condizione di inutilità, fornendo materiale per la rivolta, per la sovversione.
Bisogna lasciare andare le parole e trattenere solo ciò che non hanno detto o non hanno potuto dire. Per ritrovare quella dimensione che è propria dell’arte e della poesia, che rilascia residui di esistenza che si sottraggono all’idea di riutilizzo nella catena economica del mercato e nel rituale del consumo.

LA SFIDA DELLA BIODIVERSITÀ PER RIGENERARE LE NOSTRE VITE E IL PIANETA

Il 2022 si è chiuso segnando una svolta per il nostro Paese: la tutela della biodiversità viene riconosciuta nella Costituzione all’articolo 9, il parlamento ha finalmente approvato la legge che promuove e sostiene le produzioni agricole biologiche, la sovranità alimentare è stata affiancata all’agricoltura nel nome del
nuovo ministero. Il coronamento di un lungo percorso che nasce dalle nuove sensibilità di milioni di cittadini e conferisce forza a questi temi, qualificandoli come beni fondamentali.
Un segnale importante, ma soprattutto una sfida collettiva per il futuro del pianeta: una responsabilità maggiore che è indispensabile per portare avanti azioni di tutela più incisive per il rispetto degli ecosistemi, del lavoro di produttori e trasformatori, della diversità biologica e culturale, proteggendo varietà vegetali, razze animali, patrimonio ittico dal rischio di estinzione e dal dominio di poche multinazionali – le sei più grandi, ad esempio, controllano da sole i due terzi dei semi utilizzati in agricoltura – affinché tutte e tutti possano condividere cibo buono, pulito, giusto e sano.

PER DISVELARE / Manifesto d’intenti per la giustizia sociale e il benessere ambientale
La scriteriata condotta dell’uomo nei confronti dell’ambiente – l’abuso di combustibili fossili, la deforestazione, le pratiche agricole intensive e la dispersione di inquinanti in natura – è causa dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo con conseguenze dannose per la sua stessa salute e per
la vita dell’intero pianeta. […]

DISVELARE, IMPERATIVO CATEGORICO
Disvelare, disvelamento, sono ormai, nel mio immaginario concreto e quotidiano, dei veri e propri “imperativi categorici”, come quello, celebre e annoso di Kant: «Il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me».
Disvelarsi, cioè smascherare ogni posa o strategia di sorta. E volgersi, propendere invece per una totale e fervida nudità d’intenti, immediatezza e sincerità di progetti, speranze comprese. Tante e pure, per sé e per gli altri – ecco l’imperativo, il monito, il credo minimo e supremo.
Questo mi affratella e mi affilia al messaggio di “Disvelare”, alla mission di un movimento che è insieme lirico ed epocale, dolce e complesso, ostico e facile come un nuovo, l’unico forse umanesimo oggi possibile. Che non si vela, non si maschera o si affida nemmeno troppo alla tecnologia, se anche questa dovesse
irretire o impaludare il progresso vero dei cuori, il futuro che ci chiama tutti a raccolta: dalle radici ai sogni, dall’ethnos all’Utopia che sempre ci resta, ci rianima.

NUOVO ANNO, VECCHI BUONI PROPOSITI: LO SVILUPPO SOSTENIBILE NON PUÒ PIÙ ASPETTARE
La ripartenza post pandemia, aiutata in maniera decisiva dallo strumento del PNRR, non può ammettere frenate e tentennamenti. Le ingenti risorse stanziate per raggiungere i traguardi prefissati devono quindi raccogliere la partecipazione di chi popola i territori.
La proposta di Legambiente per una strategia appenninica è da seguire per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 e della strategia SNAI. Credo, però, che sia di particolare importanza rafforzare la governance territoriale e favorire la partecipazione dei cittadini, per avviare un cambiamento anche culturale rispetto
l’approccio alle problematiche ambientali. Gli enti sovracomunali diventano quindi gli attori principali di questa richiesta di rinnovamento; che siano le green communities o i G.A.L. la parola d’ordine di questi territori è una: interconnessione. Un ‘patto’ per la sostenibilità che va onorato per garantire il progresso e la sostenibilità ambientale, un impegno in seno agli amministratori locali per salvaguardare le generazioni future e garantire un radioso avvenire alle nostre comunità.

PER UNA NUOVA CULTURA TERRITORIALE

Disvelare, ovvero: togliere il velo, scoprire, rivelare. Le declinazioni di questo verbo possono essere le più disparate, ma tutte riconducono al concetto comune di far propria qualcosa che prima non lo era, attraverso una presa di coscienza. È necessario disvelare le criticità ambientali e sociali anche in Irpinia, dove bisogna fare i conti con lo spopolamento, che potrebbe mettere in discussione le prospettive di un auspicabile sviluppo sostenibile del territorio.

La coscienza soggettiva non può ritenersi sufficiente per fare fronte a una sfida di tale portata. È fondamentale trasformare la propria sensibilità in passione civile, socializzando e facendo pratica comune con i soggetti singoli e associati che condividono questo ragionamento. La cultura è indiscutibilmente uno strumento straordinario di coesione per contribuire a superare isolamenti, municipalismi e logiche corporative, offrendo un paradigma valoriale di bene comune per le aree interne bisognose di un profondo mutamento esistenziale. L’ambiente culturale è la condizione partecipativa essenziale per ottenere risultati di sicuro positivi. È auspicabile affiancare alle attività culturali un progetto politico di sviluppo del territorio, aperto alla società tutta. ‘Disvelare’ significa tutto ciò e ogni contributo si rivelerà prezioso per questa comune causa di civiltà.

PER UN ‘BENESSERE SOBRIO’
Forse è opportuno ripartire da Pasolini. E dalla folgorante intuizione della «scomparsa delle lucciole» che disvela, poeticamente, l’effetto nefasto dell’inquinamento. Un evento all’interno del «progresso senza sviluppo»: accumulo di tecnologia senza altra prospettiva che quella del consumo. Per Pasolini il neocapitalismo non vuole cittadini, ma consumatori. Marcuse, nella gigantografata dimensione americana, parla di One-Dimensional Man, di Uomo a una dimensione. Quello che più recentemente Zygmunt Bauman ha ribattezzato Homo consumens, coniando poi l’espressione consumo, dunque sono, che ‘corregge’ il cartesiano cogito, ergo sum. La caratteristica dell’uomo (contemporaneo) non è più il pensare, ma il consumare. Un consumare che sta consumando il mondo, che non può reggere alla spoliazione sistematica delle risorse, come mette in guardia Serge Latouche che invita a una ‘decrescita serena’. Ma già alla fine del Settecento, in tempi non sospetti, un pensatore politico che viene da un appartato paesino campano, il giacobino Vincenzo Russo, richiama l’attenzione sulla natura invitando a una vita sobria, ma potremmo dire a un benessere sobrio, anticipando un Latouche che così declina le caratteristiche auspicabili di un mondo nuovo: «sobrietà, frugalità, benessere».

L’ANNO CHE VERRÀ
L’anno che ci viene incontro, il 2023, vedrà nascere, da Disvelare edizioni il Movimento ‘Per Disvelare’.
Esso nasce sui terreni arsi dalla siccità del lavoro nero e dalle polveri sottili delle cave del nolano per difendere l’ambiente dai tentacoli degli affaristi e dalla camorra, sempre in agguato, perché fondamentale e imprescindibile per uno sviluppo sostenibile del territorio.
Si tratta di passare dall’‘io’ al ‘noi’, una circonferenza di condivisione sempre più ampia, che va dalla fragilità alla forza dell’umano.
Anche le arti visive vedranno la loro giusta collocazione, attraverso la riscoperta e la valorizzazione di artisti seppelliti sotto la cenere asfissiante dell’indifferenza. Mostre, tavoli tematici e confronti allargati alle associazioni, saranno attività prioritarie da organizzare. La scuola sarà il luogo dove seminare conoscenza
e dubbi costruttivi.
L’arte deve subire l’influenza della realtà e del suo divenire, ma deve anche, al tempo stesso, influenzarla e influenzarne le trasformazioni.
Pensiamo che l’impegno e il coinvolgimento delle intelligenze presenti sul territorio e desiderose di porsi nel dibattito in atto, faranno sì che questo avvenga.

COSTRUIRE UNA RETE UMANA PER LA TRANSIZIONE ECOLOGICA
I combustibili fossili (carbone, petrolio, gas e biomasse), che dalla rivoluzione industriale in poi sono stati il motore dello sviluppo moderno, si sono rivelati all’origine dei principali problemi del pianeta. La questione ecologica si sta manifestando nella sua drammaticità con ritmi sempre più accelerati. Il riscaldamento globale e l’inquinamento delle nostre città presentano sviluppi imprevedibili. A ciò si aggiunge una distribuzione della ricchezza iniqua che crea morte e disperazione (ecologia integrale).
Difronte a questi scenari apocalittici i Governi tentennano, prigionieri di logiche economiche perverse.
Nonostante si intravedono tecnologie green che potrebbero aiutarci per una transizione ecologica a uno sviluppo più sostenibile, i segnali sono ancora incerti e contraddittori perché manca ancora una piena consapevolezza che nessuno si salva da solo.
Oltre ai governi, però, ci siamo noi cittadini, che con il nostro stile di vita alimentiamo un modello di sviluppo distorto. Ciascuno di noi dovrebbe, allora, uscire dal torpore dell’indifferenza e tuffarsi nella complessità di questi problemi per capirli meglio, prenderne pienamente coscienza e adottare buone pratiche. Mettiamo in pratica ciò che don Lorenzo Milani diceva ai suoi allievi della Scuola di Barbiana: «ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio». Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è avarizia.

ARTE E SOCIETÀ
Chiediamoci come è accaduto che le società moderne siano diventate quasi insensibili all’arte. La nostra civiltà, scrive Read, nei suoi aspetti visuali è caotica, manca di una poesia a lei peculiare, di un teatro tipico, la pittura e la scultura sono adesso sprofondate a un livello di insensata incoerenza, mentre l’architettura è ridotta ad un funzionalismo ‘economico’ che proietta la sua brutalità come virtù estetica.
Ci sono naturalmente delle eccezioni a queste generalizzazioni, ma in nessun luogo oggi nel mondo esiste uno stile di arte che spontaneamente emerga dalla realtà sociale ed economica del nostro modo di vivere.
Arte e società sono due tra i più imprecisi e, nello stesso tempo, intriganti concetti nel linguaggio moderno. Entrambi hanno la loro origine nel rapporto dell’uomo col suo ambiente naturale. Non possiamo perciò tenere ferme, immobili le nostre idee sull’arte quando tutto intorno a noi cambia, socialmente, culturalmente e moralmente. Per riscriverne le sorti, occorre andare alla radice del problema: ripensare il rapporto tra arte e libertà, cioè il problema dello sviluppo delle arti solamente in un contesto politico e sociale veramente libero. Ed è questo l’impegno per i giorni a venire.

Firma anche tu il Manifesto “Per Disvelare”!

E inviacelo via email all’indirizzo edizioni@disvelare.net

Sostienici e partecipa attivamente

Per scelta abbiamo deciso di pubblicare solo pubblicità etica. Non abbiamo che il tuo sostegno per continuare a lavorare mantenendo qualità, indipendenza e libertà!