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Atene, Pino Bertelli

Un percorso che renda le società umane più sostenibili passa sicuramente attraverso un ripensamento delle fonti di energia e del loro utilizzo, riconsidera la crescita economica armonizzandola -o rendendola non incompatibile- con la tutela dell’ambiente; in questo tentativo di conversione, tuttavia, c’è un fattore che meriterebbe più attenzione di altri, l’inclusione sociale: se non agiamo sulle dinamiche di dominio e di conflitto che sono diventate ancora più insidiose rispetto ai decenni precedenti, se non opponiamo valori condivisi all’accumulazione e al consumismo che sono alla base del conflitto sociale, rischiamo di fare poco per la costruzione di una nuova cultura della stabilità. 

“L’alienazione consiste prima di tutto nel fatto che il lavoro è esterno all’operaio, cioè non appartiene al suo essere, e quindi nel suo lavoro egli non si afferma ma si nega, si sente non soddisfatto, m infelice, non sviluppa una libera energia fisica e spirituale, ma sfinisce il suo corpo e distrugge il suo spirito“.

Queste parole di Marx, risalenti al 1844, potrebbero essere state scritte oggi. La società della connessione continua, di internet e delle app, è l’esempio di un’alienazione costante, di una visione negativa e opprimente del lavoro. Gli operai di cui parlava Marx sono i riders di oggi, i precari e i part time: estranei al lavoro per cui prestano energie, sono assorbiti da un’occupazione che aliena, che è sacrificio di sé stessi, mortificazione o eliminazione fisica: è alla neutralità sociale che dobbiamo lavorare, insieme con la conversione ecologica, se vogliamo diffondere realmente una cultura di pace e ridurre le conseguenze di ogni squilibrio. 

Come scriveva Brodskij in Fuga da Bisanzio, “Raramente una conseguenza può voltarsi indietro a guardare la propria causa con qualcosa che somigli a un’approvazione”: proviamo, per quanto rimane nelle nostre possibilità, a credere che un futuro migliore sia ancora possibile.