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Maspero Cavaliere

Il quarantesettenne Ferrante Maspero e il suo coetaneo Ginetto Tallo,
lombardi ambedue e stufi della routine della propria vita,
cassiere di banca il primo e fruttivendolo il secondo,
decidono di scappare, scappare da tutto e da tutti,
affittare due cavalli e cavalcare lungo l’Adda, che attraversa
tutta la Lombardia, da Lodi alla Valtellina. Il motivo?
Trovare un senso alla propria vita e alla vita in generale.

-Sole stabile? Sta bene, stappa, amico.-
L’amico stappa, sta bene. Ma il viaggio è lungo, ancora?-
-Ancora tanta strada. Brinda a buona birra, su, e brio!-
Maspero e Tallo, l’uno in alto proteso,
l’altro a terra, alle radici misto
come un bulbo di patata al suolo avvinto,
andavano a cavallo, l’uno all’altro
amici, con la cintura Maspero di lame,
un’effe e un’emme in oro, in bella vista,
a falce e martello un pendaglio l’altro al collo,
con la collana e crocellina del battesimo,
da soli in valle d’Adda cavalcando.

Cavalcavano ambedue cavalli bai, avuti
da un certo contadino bergamasco,
che li usava come buoi del suo trattore,
scarico di benzina e batteria.
Cavalcavano sulle strade e in mezzo ai boschi
terra lombarda, la bella Padanìa,
ambivano lambire le montagne,
per diporto o per agra melanconia.
Avevano lasciato ciascuno il suo mestiere,
contabile capo e ragioniere il Maspero, investitosi
cavaliere cercatore, e il Tallo fruttivendolo
al dettaglio, un negozio in via Bronzetti
lì davanti, un buon diavolo, suo amico.

Tallo aveva pure una famiglia, la moglie
parrucchiera in un Centro d’Estetista,
con al collo un collare d’ametista
e lo smalto viola a mani e piedi,
e una pestifera figliola di undici anni,
già somara a scuola in quasi tutte
le materie, tutte, esclusa geografia.

Maspero era solo, scapolo, solingo,
un single, come usa dire, un povero
cristiano nauseato da prestiti e da fondi,
investimenti a perdere e baliare
il lavoratore onesto che risparmia, e fa male,
perché adesso spendere bisogna ogni moneta,
perché il domani svanirà, e tutto
apparrà quel che è: una bolla,
una bolla balzana appesa all’aria.

Non era stato sempre ragioniere.
Si era addottorato in teologia, ragazzo
fece un anno in seminario,
e bancario lo era diventato per la mamma,
la “giusta donna Ada” lì  per tutti.
Dopo l’abbandono del talare,
e dopo anni in chiesa, da maestro
di rito e cerimonia domenicale,
a trentaquattro anni, ecco, s’arrese
a vivere fuori dalla grazia e a calcolare
il montante composto pluriennale,
nel chiuso sconsacrato d’una banca.

Ma piano piano sorsero i problemi:
l’adattarsi a un gruppo organizzato,
la vita della mente, del cuore delle cose,
cui Maspero era incline già da infante.
Anni aveva già quarantasette, ben tredici
di banca, cliente, estratto conto, quando un giorno
prese a uscire all’aria in spregio all’uso,
lasciando le sue pratiche a mezz’aria.
Licenziato con preavviso di otto giorni,
la mamma era morta da due anni,
rimasto a casa chiuso qualche tempo
ecco che decise un po’ di fermo,
andarsene a cavallo, un giorno, un mese,
(dormire si fa presto, agriturismo o in giallo
i bed & breakfast) assieme al suo compagno
di scuola dall’asilo, o giù di lì,
l’amico suo più caro, il Gino Tallo
della Bice parrucchiera.

Due giorni avevan speso già a cavallo,
un saluto ai conoscenti, una preghiera
nelle chiese di paese, smontati dalla sella,
(perché una sosta sulla panca al freddo,
al buio senza messa gli dava un’energia),
e poi di nuovo su a cavallo per le valli
ombrose intorno all’Adda, dentro al Parco
d’Adda sud, un po’ per Lombardia,
e valli e laghi a risalire i corsi
dei fiumi, i dorsi di montagne a lumeggiare,
sedersi a fare i fuochi e poi mangiare
i cespi di verdura semicruda e le galline
dei tanti contadini sulla via, tanto da parere
pellegrini dell’alto medioevo, timorosi
dei  barbari cornuti già in arrivo.

Perché e a quale meta avevano
messo le selle a bai, lasciato un giorno quella vita
usata fino allora tutti e due?
Per stanchezza, per baia d’avventura, per fare
finalmente qualche cosa di non bolso,
lasciare il grigio, l’italiano
buglio di melassa, il liquame quotidiano,
respirare a pieno cuore coi cavalli
vivi e spumanti di sudore, e l’odore,
sì, l’odore d’erba fresca accanto al fiume.
Di certo una bella terapia.

Non solo questo, no, il pensiero, la loro
nuova follìa, o la manìa del giorno d’oggi
di trovare qualche luce, un lumicino,
qualcosa da guidarli nella vita, da redimere
il non senso del non tempo di città,
li accese d’euforia, una sorta di bollore silenzioso.
Di reliquie o di reietti cavalieri
cercatori infine, Maspero su tutto,
due questuanti frontalieri; Tallo però
cercava per cercare, stare un po’ a cavallo,
busto eretto, il sorriso balzellante
gli donava, domande su Dio o padre Pio
o il buon Gesù lui no, non le faceva,
s’affidava all’estro dell’amico;
Maspero invece voleva trovare la sua via,
la Vergine Maria lungo l’Adda nella notte,
fra le poche luci della strada statale
sullo sfondo, con in giù la galleria
e in su, lucente, Venere, o la stella polare.
Della mistica e dell’ecologia.

L’ex seminarista e poi cassiere di banca Ferrante Maspero ha trovato finalmente
la religione che cercava: un po’ mistica e un po’ ecologica.