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bimba, Pino Bertelli

Che fatica superare quel portone grosso per entrare, spingere con forza quell’ammasso di pietra e legno gli fece scorrere gocce di sudore fino a quando non si trovò all’ingresso della sua vecchia casa.
David non abitava lì ormai da vent’anni. Si era trasferito in un’altra città per motivi di lavoro. Da qualche mese l’idea quasi assillante di sentire di nuovo il profumo della sua vita passata non lo abbandonava un attimo. Un passato che adesso ritornava avvolgente, marciando a “schiena dritta” nella quotidianità di David. Non era una volontà di sapore nostalgico il motivo del suo viaggio, quanto un desiderio velato di ritornare indietro per aggiustare forse qualche tassello a suo tempo incastrato male e che dava oggi i segni dell’intoppo. David era uno stimato docente di Diritto Costituzionale all’Università di Napoli. La passione e lo studio della Carta fondamentale gli avevano regalato belle soddisfazioni attraverso pubblicazioni di respiro internazionale sul tema del rispetto delle libertà individuali e dei principi fondamentali della Costituzione.
Di solito non riceveva tanta stima da chi, in nome della giustizia, non faceva altro che curare gli interessi personali oltreché giuridici di una parte o di se stesso, poiché le norme fondamentali non erano per lui merce di scambio, né tantomeno parcelle da distribuire ad avidi avvocati che giocavano le loro carte nei processi per difendere magari un corruttore o un assassino. Di accese discussioni ne aveva avute tante ma l’esperienza ormai lo aveva come disilluso sul rispetto delle regole come principio di civiltà e condivisione. Di sera, leggendo i lavori della Costituente che portarono a quella mirabile architettura costituzionale, provava un forte senso di rabbia e sgomento per come la Carta fosse ogni giorno violata e male interpretata nella sua essenza dai politicanti di turno succedutisi dal dopoguerra ad oggi.
David era un uomo passionale e non riusciva a passare sotto silenzio le ingiustizie che erano quotidianamente perpetrate a danno delle persone più deboli e svantaggiate e di questo non taceva ai suoi studenti che spesso si domandavano se fossero capitati in un luogo sbagliato a seguire un corso di storia o sociologia anziché di diritto costituzionale, ma alla fine delle lezioni, il loro iniziale disorientamento si trasformava in una ampia e rinnovata visione del “perché” si giunse al patto costituzionale attraverso un percorso storico durissimo che aveva sancito la fine di un regime dittatoriale. Ammiravano quell’uomo che ogni giorno salutava uno ad uno i suoi studenti, che pretendeva da loro una robusta ed approfondita analisi storica di quel terribile periodo che sfociò poi nella stesura della Carta, senza la quale, David sosteneva, non avrebbe avuto senso insegnare quella disciplina. Il suo viaggio da Napoli alla sua vecchia casa in Calabria lo riportò indietro negli anni quando, da giovane studente di giurisprudenza, lavorava in una libreria per sostenersi nei pagamenti delle tasse universitarie e in quelle della vita. Giunto a destinazione, la vista della serranda arrugginita della vecchia libreria non fu priva di stupore misto a dolore: di tempo ne era passato tanto, pensava, ma non sempre quello che ci si ritrova davanti dopo anni ha una parvenza migliore di quello che è stato ed ora non c’è più.
Quale tassello mancava? Non si rompe d’un tratto il puzzle di una vita costruito con fatica e dedizione per anni.
Si sedette alla scrivania del padre, dove lui da ragazzo studiava, e aprendo un cassetto impolverato trovò una foto di famiglia, sospirò ed iniziò a scrutarla minuziosamente come se da quella carta di immagini dovesse emergere il motivo per cui ha sentito forte il bisogno di ritornare in quegli spazi ormai vuoti ed incolori.
Nella foto c’era lui insieme al padre e alla madre durante una piacevole vacanza al mare d’estate. Si perse in quell’immagine che si fece ricordo vivido e pulsante. Osservava con gaia incredulità il sorriso del padre, uomo che visse scevro di tanti grovigli intellettuali ma dotato di grande passione e generosità.
Posò lentamente il mozzicone della sigaretta che intanto si era consumata tra le sue dita, ripose con cura la foto nella tasca della giacca e tirò un lungo e liberatorio sospiro di sollievo, come se quell’estenuante attesa del ritorno al passato fattosi traccia, il viaggio inquieto verso la Calabria e la memoria della sua storia si fossero d’un tratto ristabilite dentro di lui, in un certo senso riassestate.
Il treno per Napoli stava partendo e David si accomodò vicino al finestrino per vedere l’ultima volta la sua vecchia casa mentre la sua mano scivolava nella giacca accarezzando quel tassello di vita, la foto della sua famiglia.]