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Improbabilità, Francesco Napolitano

L’ Italia è il paese che ha dato vita alla cultura musicale e alle sue forme. A conferma di ciò valga il fatto che ancora adesso i termini di uso comune in ambito musicale, come le indicazioni di tempo o quelle dinamiche, nel senso della gestione delle intensità sonore o espressive di un passaggio musicale sono in italiano in tutte le aree geografiche e culturali. A ciò però non corrisponde una reale appartenenza della cultura e del linguaggio musicale ad un patrimonio comune e diffuso, al contrario di quel che succede nei paesi di area anglosassone, anzi. Le cause di ciò sono molteplici, basti considerare la causa principe: il mancato inserimento della cultura musicale in un progetto culturale interdisciplinare di ampio respiro in grado di esaltarne il linguaggio dotato di una propria grammatica e di una propria sintassi, la storia della sua evoluzione, profondamente intrecciata alla storia generale, sia nelle vicende umane che nelle varie forme di espressione artistica. Un paradosso significativo sta nella vicenda del melodramma ottocentesco italiano. L’Italia non ha conosciuto la realtà del romanzo popolare, fatta eccezione per il tentativo manzoniano de I Promessi Sposi: insieme “alta” e popolare. Cosa che avveniva in altri paesi col romanzo d’appendice. Infatti, scrittori come Dostoevskij pubblicavano prima a puntate su giornali a diffusione popolare le loro grandi opere. In Italia tutto ciò non avveniva, se non per autori di scarso valore e il posto del romanzo popolare, come veicolo di sentimenti e valori comuni, lo prendeva il melodramma. I teatri d’opera le cui sale offrivano posti a sedere su sgabelli di legno, quando non posti in piedi, erano frequentati anche da gente di estrazione popolare, ben separata dai palchi della nobiltà, che si appropriava così delle melodie più orecchiabili delle opere rappresentate.1)
Questo substrato culturale avrebbe indotto a pensare che alla musica sarebbe stato dato il posto che le spettava nella formazione educativa, ma così non è stato. In questo in Italia si sconta un notevole divario rispetto ai paesi di area anglosassone e dell’area ex blocco sovietico.
Il sistema scolastico italiano è stato vittima del concetto pernicioso della divisione/settorialità dei saperi. Per questa ragione la musica è stata intesa come esclusiva pertinenza degli specialisti, delle anime belle che avevano il talento, la capacità e la fortuna di farne la propria professione, dimenticando quanto essa, sia nell’acquisizione del proprio linguaggio basilare che nella comprensione della sua storicità ed estetica potesse contribuire alla formazione dell’individuo, che poi è quella che sarebbe la funzione primaria della scuola, dalla primaria all’università.
Le critiche sono tutte rivolte ad un sistema educativo insufficiente, in cui il destino della musica, sia come materia di formazione dell’individuo che come studio specialistico e professionale è affidato al talento e alla volontà del singolo e non ad una visione educativa interdisciplinare e plurale.
Se ne può dedurre quindi che alla fine la musica rimanga, nella considerazione comune, un qualcosa di specialistico che appartiene solo agli addetti ai lavori e che il fattore “talento” sia l’unico a pesare. Il talento è importante, ma va sempre coltivato ed inserito in un sistema formativo globale.
Il linguaggio musicale e le sue manifestazioni artistiche possano essere uno strumento straordinario di analisi e di comprensione della realtà, tanto da poter contribuire a pieno titolo alla battaglia per il raggiungimento della giustizia ambientale e della giustizia sociale.
Due video confermano quanto descritto.
In uno, che io trovo significativo e commovente, si vedono due importanti direttori d’orchestra, Zubin Mehta e il giapponese Seiji Ozawa, coetanei che hanno svolto la loro brillante carriera negli stessi anni. Mentre Mehta però porta splendidamente i suoi oltre ottanta anni, Ozawa recentemente defunto e colpito dal morbo di Alzheimer, cosa che ovviamente ebbe ripercussioni sulla sua carriera. In questo video entrambi i direttori sono alla guida di un’orchestra in un brano di Johann Strauss e inizialmente Ozawa sembra disorientato, gira le spalle all’orchestra, interviene però Mehta che lo guida nei gesti, lo sostiene, un po’ come accade alle prime lezioni pratiche di direzione, finchè egli sembra tornare padrone dei propri gesti e il brano si conclude con un abbraccio fra i due.2)
L’altro bellissimo video riguarda la rappresentazione all’Opera di Parigi di un’opera del primo Settecento, Les Indes Galantes di Jean Philippe Rameau. Questa è un’ opera-balletto, genere molto in voga all’epoca. Le varie vicende narrate si svolgono nelle “Indie”, come all’epoca venivano chiamati tutti i territori extraeuropei, divisi in Indie Occidentali ed Orientali, ed è una rappresentazione ingenua della tensione alla fratellanza universale che risente molto del mito del “buon selvaggio” che avrà forza nell’epoca dei lumi. L’opera si conclude in America settentrionale, fra i pellerossa che cantano e danzano la festa della pace, affermando anche l’attaccamento alla loro civiltà naturale, vincitrice sulle lusinghe della civiltà europea.
La messinscena dell’Opera di Parigi, trasporta la vicenda nella contemporaneità, nei luoghi di emarginazione e sofferenza. La danza finale è ambientata in una periferia urbana attraverso una coreografia entusiasmante che celebra l’amore e la resistenza dei “selvaggi” contemporanei, gli abitanti delle periferie, trionfante sulla paralisi emotiva delle buone maniere, in un intrecciarsi di etnie che concludono la loro danza e il loro canto col pugno alzato verso il cielo, a simbolo di lotta e resistenza. Questa energia investe l’enorme e compassata sala dell’Opera, facendo esplodere il pubblico in un’ovazione lunghissima ed unanime.
Potenza della musica, portatrice di simboli e ideali eterni, che riesce a veicolare con la sua unica ed intrinseca forza.3)

1) Un discorso a parte e approfondito merita la funzione del melodramma del primo Verdi e delle sue pagine corali, al netto di tutte le revisioni storiche sul Risorgimento e dell’indebita appropriazione di alcune di esse da parte di forze politiche, che per fini meramente politici o perché prive di cultura storica ne hanno travisato completamente il significato.
2) Video: youtube.com/watch?v=ZZmjhUSPZ88.
3) Video: youtube.com/watch?v=TfQJZ6WR0U.